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Non riesco a leggere e a scrivere da quando c’è il Covid19.

Ci ho messo un pò a scrivere, a ritornare a scrivere, in queste settimane di sospensione, di lavoro a distanza, in questo tempo indescrivibile intriso di pulizie, preparazione di pranzi e cene , di passeggiate con il cane, di smart working e di videoconferenze, io non avevo più voglia di scrivere.

Non avevo nemmeno più voglia di leggere, nemmeno un piccolo e banale romanzetto leggero stile “Harmony”, era come se la mia “memoria” fosse piena, come se non ci stesse più nulla nella mia testa e nel mio corpo perchè c’era già troppa robbba, la “roba” che non vuoi, che non capisci, che fa paura, che intristisce.

Il troppo era ed è un insieme di informazioni sul COVID-19, numeri, decessi contagiati, insomma un bollettino di “guerra” contro uno sconosciuto ed invisibile virus. Un rito che si ripeteva e si ripete ogni giorno dopo le 18.

Con il passare dei giorni ho cominciato a filtrare i dati, gli articoli, le statistiche, i numeri, le tendenze, le percentuali ad un certo punto ho detto basta e dopo giornate a capire la fonte migliore, ho deciso che mi sarei fidata solo del Sole24ore (dati certi e obiettivi) e della newsletter del Post.

Ora le cose che mi rilassano davvero sono : meditare con Insight Timer (ve l’ho raccontato qui) , fare yoga e usare le mani, non lavorare o usare la testa, ma impastare, cucinare, pulire, cambiare la sistemazione di cose, di mobili, pensare a dar da bere al basilico, e alle nuove piante aromatiche che metterò a breve in terrazza.

“Il Covid-19 mi ha messo in sospensione, una sospensione intellettiva, che mi fa lavorare, ma che non riesce ancora a farmi elaborare tutto quello che sta succedendo”

La sensazione è quella di essere in un film, un film che non avresti mai voluto vedere, con notizie che non avresti mai voluto ascoltare ed è lì forse da questo affollamento cognitivo che arriva il rifiuto di leggere, di scrivere, di sapere e di pensare al futuro.

Ora sono riuscita a scrivere, ho scritto di getto, d’impulso in 10 minuti è uscito fuori tutto, perchè voglio ricordare, perchè non voglio che i 40 giorni trascorsi a casa siano vani, che passino via in sordina, e voglio che tutto quello che abbiamo sentito e ancora sentiamo e proviamo, rimanga lì impresso come prova inconfutabile di una realtà inattesa, che ci ha sbattuto in faccia tutta la nostra fragilità.

Pensavamo di essere forti, grandi, inespugnabili come dei castelli, noi con tutta la nostra tecnologia, con tutte le nostre conoscenze siamo rimasti inermi.

Un virus ha dato il lock down al mondo e alla nostra vita. Punto.

Ci ha dato un pugno in faccia dicendo sapete cos’è ? Siete fragili. E la fragilità nel mondo in cui vivevamo prima andava nascosta, e mai esposta. Ecco il virus ci ha esposti tutti alle nostre fragilità e al fatto che non siamo immortali, ci ha detto: ” Pensa che presto potresti morire, e allora cosa succede all’essere umano quando si sente inerme e fragile? Comincia a pensare a quello che ha fatto, a quello che non ha fatto, a chi ha amato e non amato, ai rimpianti, ai rimorsi e comincia piano piano a pensare a quello che vorrà fare dopo, dopo tutta questa confusione e tempo riscoperto a pensare alle proprie fragilità.

Questo affollamento di pensieri ed emozioni mi ha tolto per settimane la voglia di pensare, di leggere, e di scrivere… fino a che…in un lunedì di pasquetta di un 13 Aprile ho deciso si che era ora, che tutto doveva essere scritto, che questo tutto non doveva essere perduto, doveva rimanere come prova di tutto quello che è stato.

Forse lo faccio perchè cominicio ad intravedere un futuro, un futuro diverso, incerto a tratti ridisegnato, ma un futuro di vita e di cambiamento.

Questo articolo lo dedico a tutti voi, a tutti quelli che non hanno più paura e sperano che questo virus COVID19 abbia portato consapevolezza nelle persone, e che ci porti un futuro diverso, plasmato sulle persone e non più sulle cose.

Petra

2 Comments

  1. Aurelio says

    Sarà molto importante mantenere quel senso di cambiamento che oggi sentiamo necessario e non tornare a vivere nei binari definiti che per anni hanno segnato le nostre decisioni. Non dimenticare, conservare lo smarrimento, mantenere lucido il desiderio di vivere in un mondo diverso. Se no sarà tutto inutile…

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