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L’arte della semplicità nel business. 4 Regole d’oro da usare.

La mia vita in queste settimane è piuttosto frenetica, ma molto interessante, infatti sto partecipando a diversi eventi, e ho il piacere di scoprire presentazioni di strategia media e grandi progetti di prodotti estremamente innovativi. Il fil rouge in alcuni progetti o presentazioni è spesso la complessità, le trovo artificiosamente complicate, anche se il business o l’idea sono molto buone.

Il marketing non è solo comunicazione. Facciamo chiarezza.

Ho avuto dei commenti interessanti nell’ultimo post di marketing che ho scritto:“Le 5 skills che ogni Marketerer dovrebbe avere nel 2017” e soprattuto uno mi ha colpito e mi ha ispirato a scrivere questo post. Massimo Pavan ha commentanto dicendo: ..si porta a confondere spesso il marketing (quella meravigliosa disciplina che porta “la vendita al superfluo”) con la comunicazione di un oggetto/servizio che già esiste. In effetti ha ragione lui il marketing è spesso confuso o addiritura vienne usato come sinonimo di comunicazione.

B2B e B2C, differenze e affinità. Volete innamorarvi o sposarvi?

Ha ancora senso fare distinzioni fra il marketing in un’azienda B2B (business to business) e il marketing in un’azienda B2C (Business to consumer)? Ci ho pensato e avendo lavorato in tutte e due le realtà ho provato a fare una riflessione sui diversi strumenti di marketing e di vendita  che si usano e che tipo di relazioni si creano fra consumatore, responsabile marketing, buyer, e funzionari di vendita.

Ascolti il tuo consumatore? 5 regole d’oro per farlo.

Le domande di chi lavora nel marketing al lancio di un nuovo prodotto o al calo delle vendite di un altro sono queste: ” Ma al consumatore piacerà? Lo comprerà? E per quale benefit comprerà il nostro prodotto? E perché non compra più quest’articolo?” Parlando di beni di largo consumo, i dipartimenti di marketing rispondono a questa domande con ricerche di mercato di tipo qualitativo o quantitativo, mettendo in test quasi tutto dagli spot pubblicitari, ai prodotti di varia natura, alla user experience del sito, è un continuo testare e testare.

L’ottimo servizio viene sempre premiato, Amazon primo su tutti nel 2015.

Una regola molto semplice, ma di grande impatto: dai sempre alle persone  più di quello che si aspettino ~ Nelson Boswell Natale si avvicina e come tutti gli anni, i regali si fanno sempre più sotto data, almeno io arrivo sempre all’ultimo e  l’e-commerce mi ha risolto molti problemi. A portata di click si trovano tanti prodotti diversi, per lui, per lei, per  il bambino, la ragazzina, per la zia pallosa e la mamma esigente. Il top è riceverli direttamente a casa con il loro bel pacchettino già fatto.

Il successo è dolce come il miele e pericoloso come il fiele!

In attesa del rientro a casa e dopo tre giorni dove si è parlato di marketing con grandi esperti, colleghi che venivano da più di 20 paesi, la cosa che mi rimane ancora impressa e che mi tengo ben stretta, è la frase che ho sentito da un grande amico, marketer, visionario e CEO di una grande multinazionale.       Ha detto e ripetuto più volte: “Il successo porta cattivi consigli, abbiamo sbagliato, ma è dai più grandi errori che nascono i più grandi successi!” Mentre diceva questa frase ho subito pensato.. questa è la cosa che mi rimarrà più impressa di tutto l’incontro. Quanti errori e quanti fallimenti si succedono in un’azienda, e che coraggio ci vuole per alzarsi e dire: “Ho sbagliato, adesso è ora di cambiare” e quanti sbagli ancora bisogna fare per trovare la giusta direzione, la strategia vincente che farà dimenticare le tante cadute? Quando un imprenditore o un manager pensa di essere arrivato al successo è li che spesso fa il suo più grande errore, ovvero pensare  che i successi siano infiniti, eterni ed immutabili. L’ autostima e l’ego li trascinano verso quella che …

Il futuro del marketing l’empatia, con o senza social?

Tanti amici in questi giorni mi hanno girato l’articolo provocatorio uscito sul Sole24 ore dove Seth Godin pare scagliarsi contro i social: “Il guru del marketing contro i social: «Non servono ai brand, riscopriamo l’attenzione»” Lui parla di attenzione e di ritorno alle origini, al DNA della marca, alla sua autenticita, alla narrazione consapevole per le persone che osno interessate ad ascoltare, e ribadisce con tono polemico: «Dobbiamo far scendere i brand dalla giostra dei social media, che va sempre più veloce, ma non arriva mai da nessuna parte. È giunto il momento di smettere di convincere con insistenza e di disturbare o fare spamming, fingendo di essere i benvenuti. Siamo in una fase storica accelerata che non ammette però scorciatoie e occorre concentrarsi su un percorso lungo e sostenibile, tornare all’autenticità, che passa necessariamente dalle esperienze. A meno che tu non stia vendendo teoremi matematici, stai vendendo emozioni. D’altronde siamo umani, non cyborg. Almeno per ora», Nel libro poi inizia un discorso sul ruolo dell’mpatia Cosa consiglierebbe a questa nuova generazione di professionisti per …