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I 6- in italiano piacciono a Google.

I miei voti in italiano alle superiori erano sempre mediocri: navigavo dal 5 al 6—- e quelle rare volte che prendevo un 7 per me era una vera festa. Le spiegazioni che i professori mi davano sui miei voti erano sempre le stesse: sei troppo succinta, dovresti ampliare il discorso, sei troppo essenziale, sei troppo veloce e frettolosa, argomenta di più, insomma scrivi di più.

Questi commenti me li sono portati dentro a partire dalla prima elementare e, diciamolo, ci ho sofferto un pò. Vedevo le compagne che scrivevamo colonne su colonne riempiendo interi fogli protocollo, ed io se arrivavo a 4 colonne mi sentivo “dio”. Come invidiavo le mie compagne “scrittrici”!!!

Poi, frequentando il liceo lingustico, ho cominciato a leggere Hemingway e a scrivere e leggere in altre lingue, soprattutto in inglese.

In California, dove ho trascorso un anno e frequentato la quarta superiore, ho capito che il mio modo di scrivere conciso era più vicino all’inglese. La mia scrittura era essenziale, pulita, usavo poche secondarie come facevano gli anglosassoni, e finalmente mi sono data una giustificazione per quei voti mediocri in italiano. La mia scrittura era di stampo anglosassone, mentre i docenti italiani erano latini, abituati alle secondarie e ad una abbondanza nel linguaggio che non mi apparteneva.

Nel 2015, in un momento di pausa e noia in montagna, comincio a scrivere i primi articoli su Linkedin, sempre timorosa ricordando i miei 6– in italiano.

I miei articoli e post su Linkedin erano corti, essenziali, diretti. E hanno un certo successo. Capisco quindi che a qualcuno piacciono sia per i contenuti che per la loro brevità e scopro che 4 minuti sono il massimo che dedichiamo alla lettura di questi articoli.

Prendo coraggio e finalmente nel 2016 apro il mio blog e comincio a scrivere in un mio spazio personale.

Finalmente la mia rivincita. La mia scrittura diretta ed essenziale piace! Ma non solo: scopro che i motori di ricerca come Google, premiano la modalità di scrittura semplice e senza secondarie. Che l’algoritmo di Google, e della maggioranza dei motori di ricerca, privilegia la semplicità. Così accade che il mio post del 2016 intitolato “Chiedere un favore sul lavoro” ha da anni un super ranking in prima pagina su Google.

La semplicità e l’essenzialità nella scrittura mi hanno dato la possibilità di rendere facili e comprensibili temi complessi.

Questo è un grande dono che viene apprezzato sia nella scrittura che nelle mie lezioni di marketing e digitale al CUOA.

Di semplicità nel business ho scritto spesso ed uno dei miei primi articoli era proprio su questo argomento.

Complicare è facile, semplificare è difficile.
Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare.
(Bruno Munari)

Se riuscite a sviluppare il vostro pensiero in 10 parole e viene compreso è fatta; se ci vogliono troppe parole per esprimere un concetto, un pensiero o un’idea di business, avete fallito.

Questo post, ovviamente, è dedicato a tutti i miei docenti e professori a partire dalla prima media.

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