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Marketing: 5 consigli in tempi di crisi o “guerra”

Sono settimane che mi interrogo su che tipo di contributo pratico potrei dare a tutti i marketers in questa situazione straordinaria, situazione in cui ci troviamo tutti un pò disorientati.

Ho provato a formulare 5 consigli pratici da attivare subito nelle strategie e tattiche di marketing in tempi così particolari, di crisi o di “guerra”.

Mi sono chiesta se Il marketing tornerà mai come prima? Forse c’è da chiedersi se la vita tornerà mai come prima dopo più di due anni di pandemia e dopo le immagini di guerra che arrivano dall’Est.

Marketing: Impara, Disimpara, e metti in pratica.

A volte mi fermo a riflettere sulla stabilità e tranquillità che caratterizzano la vita di chi opera nell’amministrazione, nella finanza o nel controllo di gestione.

In quei settori, tutto sembra seguire un ritmo regolare e prevedibile. I numeri devono sempre tornare, le regole contabili rimangono costanti nel tempo. Non c’è l’agitazione di rivoluzioni ogni sei mesi né la necessità di adottare nuove mode. Sono certezze radicate nel tempo, un’oasi di tranquillità in un mondo in continua evoluzione.

E poi ci siamo noi del marketing, immersi in un turbine di cambiamenti continui, adattamenti repentini e innovazioni costanti.

Ogni giorno ci troviamo di fronte a nuove sfide, a nuove piattaforme e alle ultime tendenze. Pensiamo ad esempio al crescente ruolo dei social media nel marketing: fino a pochi anni fa, Facebook era il principale strumento per raggiungere il pubblico, ma ora piattaforme come TikTok stanno guadagnando terreno, richiedendo a noi marketers di adattarci velocemente per capitalizzare su questa nuova opportunità.

Il marketing è come una grande montagna russa, con salite vertiginose e rapide discese.

Siamo costantemente in movimento, adattandoci a nuovi media, algoritmi, strategie e ad un pubblico in continua evoluzione.

È un’altalena tra l’imparare e il disimparare.

Disimparare vecchi approcci ci permette di aprirci a nuove idee e strategie più adatte al nostro pubblico e ai nostri obiettivi. Questo ci rende più flessibili, adattabili e pronti ad affrontare qualsiasi sfida.

Ogni nuova conoscenza acquisita e ogni vecchia abitudine abbandonata ci rende più forti e capaci di affrontare il futuro del marketing con entusiasmo e fiducia.

E’ faticoso?

Assolutamente sì, specialmente per coloro che hanno un’esperienza consolidata nel campo del marketing e hanno attraversato le diverse fasi descritte nei libri di Kotler, dal Marketing 1.0 al 5.0, con l’arrivo imminente del 6.0.

Ci fa paura?

No, non ci spaventa affatto. Anzi, accogliamo con entusiasmo questa costante evoluzione. È proprio grazie a questo continuo cambiamento che restiamo attivi, motivati, sempre pronti ad adattarci e a metterci in gioco al massimo.

Quindi, sì, l’evoluzione è il nostro pane quotidiano nel mondo del marketing, e come ho scritto in qualche articolo fa, in fondo a noi marketer piace, perchè il marketing è fatto per i matti.

E ora, vorrei sentire la vostra opinione su come affrontate o vivete questi cambiamenti nel vostro percorso nel marketing?

#marketing #finance #matti #lavoro

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Paura del digitale, ecco alcuni articoli da leggere : ?

L’era digitale ci ha svuotato l’anima

Il digitale è figo, la Tv è out, ne siete sicuri

La parola digitale vi fa paura, allora tornate a scuola

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Paura di fallire ? Non sei solo.

Mi rivolgo a voi con una domanda diretta: chi di voi non ha mai avuto paura di fallire?

So che può essere un argomento difficile da affrontare, ma credo che sia importante parlarne apertamente.

La paura di fallire è una delle emozioni più comuni e comprensibili che possiamo provare nel corso della nostra vita.

Ma perché ci viene questa paura? È il timore del giudizio degli altri?

E’ la preoccupazione di non essere abbastanza bravi?

O forse il terrore di perdere tutto ciò per cui abbiamo lavorato duramente?

Indipendentemente dalla causa, è fondamentale capire che la paura di fallire è normale. È umano sentirsi così. E vi assicuro che tutti prima o poi ci siamo sentiti incapaci di fare qualche cosa e con il terrore di fallire.

Ma ciò che conta davvero è come affrontiamo questa paura.

Affrontare la paura di fallire non significa ignorarla o reprimerla, ma abbracciarla e imparare da essa.

Ecco alcune riflessioni che potrebbero aiutarti:

1?? Riflettere sulle proprie paure: Identificate cosa vi spaventa realmente. Mettere a fuoco le vostre paure vi permetterà di affrontarle in modo più efficace.

2?? Imparare dagli errori: Il fallimento non è la fine del mondo. È un’opportunità di apprendimento. Ogni errore è una lezione che vi avvicina un passo in più al successo.

3?? Cercare il supporto degli altri: Non abbiate paura di chiedere aiuto quando ne avete bisogno. Parlate con amici, familiari o colleghi di fiducia. Spesso, condividere le vostre paure può alleggerirne il peso.

4?? Avanzare con fiducia: Abbiate fiducia nelle vostre capacità e nel vostro percorso. Ricordatevi che anche i più grandi successi sono spesso preceduti da numerosi fallimenti.

Il percorso verso il successo è costellato di sfide e ostacoli, ma è proprio grazie alla nostra capacità di affrontare la paura di fallire che possiamo crescere e realizzare i nostri sogni.

Non lasciate che la paura vi blocchi. Siate coraggiosi, siate determinati e continuate a perseguire i vostri obiettivi con passione e determinazione.

Condividete la vostra esperienza nei commenti perchè chi non ha paura di fallire ha solo paura di provarci.

Che ne dite?

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L’arte della semplicità nel business

Teamwork 5 segreti infallibili

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Che noia le aziende che si autocelebrano e non ascoltano.

Una delle domande più frequenti che mi fanno gli Executive in aula al CUOA é come si possa comunicare al meglio nel mondo B2B o B2C e che tipo di contenuti creare per i propri clienti.

Purtroppo soprattutto nel mondo B2B vedo una grande omologazione di contenuti, soprattutto a livello digitale.

C’è una preponderanza di siti uguali, con gli stessi contenuti, con le stesse parole e pagine Linkedin usate come la bacheca di Facebook

Un sacco di aziende sembrano completamente concentrate su loro stesse, sui loro prodotti e i loro successi, dimenticando un piccolo dettaglio: il pubblico e i clienti a cui si rivolgono con questa comunicazione forse non sono interessati a questo tipo di contenuti.

Sembra che abbiano perso di vista il fatto che ascoltare le persone e capire cosa vogliono sia fondamentale.

È ora il momento di invertire la rotta e mettere l’ascolto del proprio cliente al centro della comunicazione aziendale.

L’Autocelebrazione e i Suoi Limiti

L’autocelebrazione, ossia l’atto di esaltare i propri prodotti e successi aziendali senza considerare il pubblico, ha rappresentato una strategia comune di molte aziende. Tuttavia, questa tattica ha i suoi limiti.

Aziende che mettono i clienti al centro delle loro comunicazioni, anziché elogiare e basta i propri prodotti o servizi, stanno ottenendo risultati migliori.

Se non sapete da dove iniziare provo a darvi qualche suggerimento.

Prima cosa, dobbiamo chiedere il parere dei clienti.

Usiamo strumenti per raccogliere feedback sull’azienda e la sua comunicazione, per capire cosa vogliono davvero sentirsi “raccontare” i clienti.

  1. Fate delle ricerche di mercato per capire meglio cosa vogliono i clienti. Possiamo usare sondaggi online, sondaggi telefonici o ingaggiare un istituto di ricerche di mercato.
  2. Sentite direttamente i clienti. Abbiamo social media e canali online, quindi perché non raccogliere feedback direttamente dai clienti? Anche i nostri venditori possono fare dei sondaggi o raccogliere feedback in prima persona.
  3. Coinvolgiamo i clienti attivamente. Proviamo a far partecipare i nostri clienti nella creazione di messaggi, nella valutazione del nostro marchio o persino nella co-creazione di progetti, prodotti o servizi.

Non basta ascoltare e dire ah si ho capito, e poi non fare nulla.

Il passo successivo è ciò che conta di più: il fare! Mettiamo in atto contenuti, proposte, prodotti e servizi che i CLIENTI vogliono davvero vedere e che servono al loro business.

Chi lo fa bene secondo me, c’è tipo: Sales Force, SAP, Shopify e altri. Non abbiate paura di studiare i migliori e “rubare” qualche idea.

Studiate i vostri competitor soprattutto all’estero e vedete cosa potete fare ed implementare da subito.

Ecco alcuni contenuti interessanti che potrebbero fare la differenza

1. Storia di Successo dei tuoi Clienti,

2. Ricerca di Settore fatte ad hoc per raccogliere nuovi Lead/ Clienti

3. Riconoscimento di qualche eccellenza del tuo team con un bel storytelling o un bel video

4. Partecipazione alle Discussioni di Gruppo all’interno di Linkedin

5. Ingaggiare esperti di settore per i vostri eventi.

La lista continua, ma chiedo a voi di raccontarci cosa fate per non essere omologati a tutti i vostri concorrenti.

L’era digitale ci ha svuotato l’anima?

Sarà l’età, ma mi ritrovo sempre più spesso a farmi domande “sui massimi sistemi e valori” della società di oggi, mi sembra di tornare indietro al tempo in cui da adolescente nei miei primi viaggi assieme alle amiche, di notte, in una tenda di un campeggio al mare disquisivamo sul mondo, la vita, la filosofia e sul nostro futuro e così parlando facevamo l’alba.

Ed ecco che la vita sembra seguire un percorso circolare, e con l’età mi fa tornare indietro o, meglio ancora, al punto di partenza, al punto delle domande. Domande che, durante la frenesia degli anni tra i 25 e i 45 anni, spesso trascuriamo, totalmente immersi nelle sfide quotidiane fra lavoro, bambini, baby sitter e altro.

La nostra società sta subendo una trasformazione silenziosa ma profonda: la domanda che mi pongo è l’era digitale ci sta lentamente svuotando l’anima come persone?

Questo interrogativo mi spinge a riflettere su come, in quest’era di avanzata tecnologia e connettività globale, abbiamo forse perso di vista alcune delle qualità umane più importanti, come l’altruismo, la compassione e l’empatia.

La rivoluzione digitale ha portato con sé numerosi benefici, ma ha anche contribuito a uno spostamento dell’attenzione dall’interno all’esterno.

Con l’abbondanza di piattaforme social e di comunicazione online, siamo diventati sempre più concentrati sull’apparenza, sull’accumulo di like e follower, trascurando spesso la profondità delle nostre relazioni umane “offline”.

Siamo tutti di corsa, non ci fermiamo mai e siamo focalizzati molto su noi stessi e spesso ciechi verso quello che succede “fuori”.

I social media, pur avendo il potenziale per connetterci con il mondo, spesso ci conducono lungo un sentiero di narcisismo, un egoismo collettivo, giustificato dalla società e spesso anche quasi divinizzato.

La tendenza a pubblicare selfie, ad autocelebrarsi e a cercare costantemente conferme esterne può portare a una diminuzione dell’altruismo e dell’empatia. Siamo sempre più circondanti da narcisisti, o da finti guru acchiappa like? SI.

Il narcisista si preoccupa solo di se stesso, dei propri desideri e dei propri bisogni, e ignora gli altri. Enrich Fromm

Questa osservazione sembra ancor più pertinente oggi, quando molti sembrano più interessati a costruire la propria immagine online piuttosto che a contribuire alla comunità e alle relazioni offline.

Mentre il mondo affronta sfide globali come il cambiamento climatico e la disuguaglianza, rendere il benessere degli altri e della nostra madre terra diventa sempre più difficile?

Ma come si fa a trovare un equilibrio fra un egoismo crescente e un altruismo necessario in questi tempi difficili?

Secondo me non è necessario abbandonare del tutto la tecnologia o le reti sociali. È importante, però, trovare un equilibrio tra l’interazione digitale e le relazioni umane autentiche.

Investire tempo ed energie nell’aiutare gli altri, praticare la gentilezza e la gratitudine, viversi offline e sviluppare la famosa empatia prima verso sé stessi e poi verso gli altri ci potrebbe aiutare in questo viaggio.

Siamo chiamati a riflettere sulla direzione in cui stiamo andando e a compiere scelte consapevoli per coltivare il nostro spirito altruista.

Sento poche voci che parlano di filosofia, di empatia, e di ascolto. Ne sento troppe che parlano del nulla con un tono egoista.

Io sono un’ottimista di natura, e quindi credo ancora in questa umanità, ma faccio fatica ad indentificare delle voci autorevoli che parlino di cambiamento, di valori e di futuro.

Ecco si, non riesco più a pensare al futuro, non riesco ad immaginarlo, invece la Petra a 17 anni in quella tenda lo immaginava molto bene, pensava di poterlo plasmare e di rendere il mondo un posto migliore, pensiero rivoluzionario che tutti gli adolescenti forse hanno.

Ricordo lei e spero di rivedere quello sguardo di speranza nei giovani d’oggi, così sfuggenti e arrabbiati. Spero che loro riescano ancora a plasmare in meglio il nostro futuro.

Foto di Jaime Lopes su Unsplash

Stanchi dei consigli dei super Guru e Coach? Io si.

C’è una cosa che ho notato ultimamente, e credo che molti di voi possano ritrovarsi in questo mio pensiero: siamo stanchi delle ricette perfette, delle formule magiche e dei guru che ci dicono esattamente come fare tutto.

Viviamo in un’epoca in cui sembra che ogni angolo di Internet sia invaso da “coach” che promettono di svelarci la chiave del successo, della felicità, e persino del percorso per diventare dei super manager. Da corsi di yoga perfetti a formazioni culinarie che ci trasformerebbero in candidati di MasterChef, all’abbondanza di “ricette” pronte all’uso per diventare super manager, super ricchi ed esperti di qualsiasi cosa.

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Foto di Antonino Visalli su Unsplash

Hai una mente inquieta: e se fossi un Multipotenziale?

Per un tempo indefinito, a partire da quanto ho memoria, sono stata convinta di vivere un po’ al di fuori dagli schemi, catturata da una varietà di cose, o forse da troppe.

Il mio entusiasmo passava dall’affascinazione per il marketing allo yoga, dall’insegnamento di branding al mondo digitale, dalla danza al piano. Perfino il mio percorso universitario sembrava una danza ininterrotta, passando dall’idea di iscrivermi a medicina per poi optare, invece, per Scienze Internazionali.

Era quasi come se la mia mente ballasse incessantemente da una passione all’altra, senza sosta. Ma poi, con un pizzico di ironia cosmica, ho scoperto che questa danza mentale aveva un nome: il potente mondo dei multipotenziali.

L’ho scoperto grazie a Emilie Wapnic, che parlava nel suo libro “Diventa chi sei, una guida per persone creative che hanno molteplici passioni ed interessi” e navigando sul suo sito dove ho trovato il suo TEdTalk e altri contenuti che sembrava mi parlassero direttamente.

Vediamo ora se anche tu sei un multipotenziale?

Gli individui multipotenziali sono persone che possiedono una vasta gamma di interessi, competenze e talenti in diversi campi.

A differenza del modello tradizionale di specializzazione in cui gli individui si concentrano su un singolo percorso di carriera, i multipotenziali si dedicano all’esplorazione di soggetti diversi e perseguono molteplici vie di apprendimento e realizzazione.

Queste persone spesso si sentono attratte da un’ampia varietà di attività, dalle arti alle scienze, dagli sport all’imprenditoria. Eccellono nell’adattare le loro abilità a contesti diversi e sono naturalmente curiose, il che consente loro di affrontare problemi da angolazioni uniche. La loro capacità di integrare conoscenze da vari ambiti può portare a idee innovative e soluzioni non convenzionali.

Nonostante i multipotenziali abbiano numerosi punti di forza, possono anche affrontare delle sfide.

La società tende a enfatizzare la specializzazione, il che può far loro sentire la pressione di scegliere un’unica strada. Questo conflitto tra le loro diverse passioni e le aspettative di una scelta di carriera focalizzata può portare a sensazioni di inquietudine o di dubbio.

Nel mondo odierno, veloce e interconnesso, possedere una vasta conoscenza e la capacità di passare tra diverse abilità può essere un enorme vantaggio.

I multipotenziali sono spesso eccellenti comunicatori e collaboratori, in quanto possono colmare le lacune tra esperti di campi diversi.

Ti sei forse riconosciuto, e quindi hai capito che non sei uno “sconclusionato” che segue troppe cose…

Alcune tips se sei un multipotenziale così da farti sentire meglio e utilizzare questo pregio che hai:

1. Abbraccia la Tua Diversità: Riconosci che i tuoi interessi e le tue abilità varie sono punti di forza, non debolezze. La tua capacità di individuare connessioni tra materie diverse è un valore aggiunto.

2. Trova i Fili Conduttori Comuni: Cerca temi sottostanti che collegano i tuoi interessi diversi. Identificare questi fili conduttori può aiutarti a creare una narrazione coerente per il tuo percorso professionale.

3. Gestisci il Tempo: Con così tanti interessi, gestire il tempo in modo efficace diventa cruciale. Dai priorità alle attività e stabilisci limiti per assicurarti di poter progredire in molteplici settori.E attento al burnout se vuoi fare troppe cose.

4. Rimani Aperto all’Apprendimento: Cerca continuamente opportunità per imparare e crescere. Questo può comportare l’istruzione formale, lo studio personale o l’apprendimento da esperienze pratiche.

5. Crea Rete e Collabora: Connettiti con altri multipotenziali e professionisti di vari campi. La collaborazione può portare a progetti unici e imprese che sfruttano il tuo set di abilità diversificate. (se non siamo connessi ancora.. facciamolo qui su Linkedin)

In un mondo in cui l’innovazione spesso nasce dall’intersezione di discipline diverse, NOI multipotenziali siamo pronti a dare un impatto significativo.

Sfidiamo le nozioni tradizionali di specializzazione e contribuiamo alla creazione di nuove idee, prodotti e soluzioni che plasmano la società con regole diverse.

Fatemi sapere nei commenti se anche voi siete multipotenziali.

We rock! ??

Office, meeting, dati Crm

Dati vs. Intuizione: chi vince nella battaglia delle decisioni aziendali?

Oggi voglio svelarvi un segreto che mi ha sempre lasciato perplesso nel mondo degli affari: la sottovalutazione dei numeri provenienti da CRM e business intelligence.

Sì, proprio così! Nonostante siano strumenti potentissimi, molte aziende li lasciano in un angolo a prendere polvere o, peggio ancora, non li usano affatto.

Ma perché mai accade tutto ciò? Forse perché si pensa che l’analisi dei dati sia un compito da geni informatici o che sia un mondo troppo complicato da affrontare?

Oppure è semplicemente perché molti non sanno cosa possono ricavare da questi dati e come trarne il massimo vantaggio?

La verità è che la risposta è molto più semplice di quanto sembri: molte aziende non hanno idea di quale tesoro si nasconda tra quei dati e di come sfruttarlo al meglio.

Stando a uno studio condotto da Gartner, solo il 32% delle decisioni aziendali viene preso basandosi esclusivamente sui dati.

Immaginate un po’! Il restante 68% dei manager si affida ancora alle loro sensazioni e percezioni personali per prendere decisioni di grande rilevanza.

Ma attenzione, perché questo atteggiamento può comportare rischi notevoli per il successo dell’azienda. Le nostre opinioni possono essere influenzate da pregiudizi e idee preconcette, mentre i dati e le analisi ci offrono una visione oggettiva e precisa della realtà.

Fortunatamente, grazie ai progressi delle tecnologie di business intelligence e analytics, la raccolta e l’elaborazione dei dati sono diventate più accessibili. Tuttavia, molti manager si sentono ancora persi di fronte all’enorme mole di informazioni che hanno a disposizione. (anche io ogni tanto..)

Un altro studio condotto da McKinsey rivela che soltanto l‘8% dei manager ritiene che la propria azienda abbia sfruttato appieno il potenziale dei dati. Questo significa che abbiamo ancora molto da imparare sull’utilizzo dei dati per prendere decisioni aziendali.

Se vogliamo fare le cose nel modo giusto, i manager devono sviluppare le competenze necessarie per interpretare i dati e comprenderne l’importanza per una gestione aziendale efficace.

Dobbiamo investire nelle giuste tecnologie per la raccolta e l’elaborazione dei dati e sviluppare una cultura aziendale che valorizzi i dati e le analisi come risorse strategiche.

In poche parole, è tempo di abbracciare il potere dei dati e delle analisi per prendere decisioni oculate e mettere in moto la crescita e la prosperità delle nostre aziende.

Ora voglio sentire cosa ne pensate voi. Come vengono utilizzati i dati nelle vostre aziende? Fate affidamento sulle percezioni o siete pronti a dare il benvenuto ai numeri nel vostro mondo decisionale?

Condividete le vostre esperienze nei commenti!

#DatiRock #AnalyticsBoss #IntelligenzaAziendale #business #intelligence #marketing #crm #dati

Il marketing B2C è cool, e quello B2B è noioso?

Cominciando la mia carriera nel B2B e successivamente passando al B2C, ho avuto modo di conoscere due mondi molto diversi, ma allo stesso tempo accomunati da alcune caratteristiche fondamentali.

Ecco la mia opinione su ciò che li rende diversi.

B2C

Divertente, frenetico, creativo e nella maggior parte dei casi TU sei il cliente, quindi è facile “mettersi nei panni del cliente”.

La maggior parte delle aziende non ha paura di investire nel marketing e nella creatività perché comprende che marketing = vendite

B2B:

Impegnativo, strategico, complicato a causa di cicli di vendita lunghi e complessi, acquirenti multipli da convincere e prodotti tecnici. Alcuni direbbero “noioso”

La tua più grande battaglia è interna: convincere tutti i tuoi stakeholder dell’importanza del marketing e del fatto che non sia solo vendita e perché hai bisogno di entrambi per avere successo. 

Ho pensato di paragonarli ai vari momenti di una relazione amorosa!

?? B2C, Innamoramento = emozioni.

Il marketing B2C è la luna di miele che porta verso la proposta di matrimonio (l’acquisto); la relazione, in questa fase, ha lo scopo di creare fiducia attraverso la comunicazione e l’intimità in questo tipo di relazione. È un momento di divertimento ed eccitazione, creativo, ricco di energie, in cui stai cercando di catturare l’attenzione di qualcuno, di interessarlo al tuo marchio, a ciò che proponi. 

Dunque vediamo nel dettaglio alcune caratteristiche del marketing B2C :

  • Con il B2C ci si rivolge sicuramente ad più ampio target a livello numerico, ci si rivolge direttamente alle persone che compreranno o useranno il nostro prodotto.
  • Si cerca di offrire un prodotto che copra un bisogno o si genera un nuovo bisogno con un prodotto innovativo (pensate all’ iphone).
  • Ci si focalizza sul prodotto, sul benessere che può portare a chi lo acquista, sul packaging. Si cerca di attrarre il consumatore in un negozio.
  • Il marchio cerca di creare una relazione profonda ed emotiva con il suo target tramite diversi canali media quali Tv, stampa, radio, social media online advertising e DM (direct marketing, fisico o virtuale).
  • Il processo d’acquisto può essere veloce e coinvolge l’emotività.
  • L’acquisto può essere influenzato da attività sul punto vendita come promo, merchandising o politiche di prezzo.
  • L’acquisto viene concluso con contanti, carte o piccoli finanziamenti.
  • Nel mondo business to consumer la funzione di marketing è centrale e guida le scelte di business, posizionamento, prezzo e distribuzione

B2B, Matrimonio = fedeltà e contratto di lunga durata

Il marketing B2B è la fase dell’impegno a lungo termine, del legame forte, del matrimonio.

Di solito c’è meno eccitazione iniziale, ma i benefici sono duraturi e possono essere percepiti per anni. Questo tipo di marketing in genere implica pianificazione e strategia, con pressioni provenienti da tutte le angolazioni, incluso il cliente che ha aspettative più alte di quelle che avrebbe durante la fase della luna di miele.

Ecco invece le peculiarità del marketing B2B :

  • Si focalizza su messaggi per audience più ristretti, piccoli gruppi o dipartimenti di un’azienda o addirittura una sola persona, il compratore, il “buyer”.
  • Si focalizza sulle relazioni che si hanno con le persone prima, durante e dopo una trattativa.
  • Si crea lealtà al marchio non grazie ai media, come la televisione o la radio ma grazie ad eventi dedicati detti anche “in person Events” dove si racconta l’azienda e i prodotti che si promuovono.
  • Il prodotto o il servizio che si vende, deve essere ben spiegato, analizzato, approfondito con il buyer che deve ritenerlo utile per la propria organizzazione e deve creare valore.
  • Il processo d’acquisto è un ciclo complesso con variabili razionali legati al valore aggiunto che il prodotto scelto può generare nell’organizzazione.
  • Il pagamento non è immediato ma apre una linea di credito.
  • La funzione di vendita diventa vitale, rispetto a quella di marketing, e guida le scelte di business, posizionamento, prezzo e distribuzione, il marketing diventa “quasi” a servizio del dipartimento di vendita.

Insomma, le differenze tra i due mondi sono abbastanza evidenti, ma entrambi hanno il loro fascino.

Io personalmente trovo entrambi stimolanti e sfidanti, e voi? Siete più da marketing B2C o B2B? Fatemelo sapere nei commenti!

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Mi sono chiesta se Il marketing tornerà mai come prima? Forse c’è da chiedersi se la vita tornerà mai come prima dopo una pandemia e dopo le immagini di guerra che arrivano dall’Est e una crisi economica importante….

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Quali sono le regole per capire il nostro consumatore?

Quali sono i mezzi che abbiamo per ascoltarli ?

Le domande di chi lavora nel marketing sono sempre le stesse.

Le persone introverse: un tesoro nascosto per le aziende.

A me piacciono le persone introverse, mi piace lavorare con loro, mi piace il modo che hanno di porsi, la loro delicatezza nel dire, pensare, parlare, il loro essere presenti senza urlare, il loro “saper ascoltare”.

Il mondo del lavoro invece spesso premia chi si mostra estroverso e socievole in azienda, un’esortazione a raccogliersi tutti attorno alle persone che sanno parlare, ridere ed intrattenere.

Gli introversi d’altro canto sono spesso sottovalutati, ed emarginati, in un mondo del lavoro che tende a premiare chi sa fare rete, socializzare e “vendersi bene”.

Oggi non voglio parlare di chi sa vendersi, voglio reclamare l’attenzione su quelle persone che vivono in un mondo fatto di silenzi, pensieri, di sguardi e di pause.

Gli introversi, con le loro caratteristiche di introspezione, di ascolto attivo, la loro attenzione ai dettagli, possono rappresentare una risorsa preziosa per le aziende.

Secondo uno studio dell’Università di Harvard, il 40% dei manager ritiene che gli introversi siano i dipendenti più preparati e quelli che svolgono il lavoro migliore.

Quali sono i talenti delle persone introverse?

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Foto di Anthony Da Cruz su Unsplash

La loro tendenza a lavorare in modo indipendente e a dedicarsi a un’attività fino alla perfezione li rende preziosi in settori che richiedono grande attenzione ai dettagli, come ad esempio il controllo di qualità e la ricerca e sviluppo; gli introversi tendono a creare ambienti di lavoro più pacifici, privi di conflitti e tensioni, che possono essere fondamentali per il benessere del team e della stessa azienda.

Le persone introverse sono spesso molto attente ai dettagli e altamente concentrate.

Questo significa che sono in grado di notare cose che gli altri potrebbero non vedere e di lavorare con grande precisione; sono spesso molto riflessive e analitiche, in grado di analizzare problemi complessi e trovare soluzioni innovative.

Le persone introverse sono anche spesso molto empatiche e attente alle esigenze degli altri. Questa capacità di ascoltare e capire gli altri può essere un vantaggio enorme in molti ambiti lavorativi, come il customer service, la gestione delle relazioni con i clienti o il team building.

Le persone introverse sono spesso molto creative e hanno una grande immaginazione. Questo può essere un vantaggio in molti ruoli creativi, come il marketing, la pubblicità o la produzione di contenuti.

Ma come possono le aziende valorizzare il contributo delle persone introverse?

Innanzitutto, è importante creare un ambiente di lavoro inclusivo che valorizzi le diverse personalità e prospettive.

Le aziende possono offrire opportunità di formazione e sviluppo professionale per aiutare le persone introverse a sviluppare le proprie abilità e competenze.

Valorizzare le persone introverse può portare a una maggiore diversità, innovazione e successo aziendale e a creare team più armoniosi.

Il mio team ne è una prova con almeno 2 persone introverse che hanno portato grande equilibrio, fiducia, analisi ed empatia.

Nel vostro team avete qualche pietra preziosa?

#introversi #lavoro #produttività #innovazione #risorseumanenascoste #teamworking #collaborazione #benessereinazienda